Le emozioni in corpo
3.
Ammalata. E quando sono ammalata piango. Forse è una difesa, un’involontaria richiesta d’aiuto al resto del mondo. Ma non è di questo che voglio parlare. Desidero suggerire una riflessione sull’interazione corpo-mente. Anzi no, desidero salvare una conversazione di oggi, soprattutto in inglese, qualche parola in italiano, qualcuna in tedesco. Proverò ad essere fedele, proverò a togliere il vento freddo che l’ha forse suggerita, e proverò a togliere la meraviglia che tingeva gli occhi d’un azzurro mai avuto, con il cielo immenso a stagliarsi dietro cattedrali-sinagoghe-ambasciate-musei.
-(sguardo di richiesta d’aiuto involontaria) mi vien da piangere, scusami, sarò ammalata. Non è colpa tua, giuro, è che è così… a volte basta guardare il tg, o leggere un giornale, o un libro… e si piange. Ogni piccola cosa sembra diventare grande, importante, impertinente.
-(sguardo di comprensione e di apprensione) credo di capire, forse. Un giorno il mio occhio versava dell’acqua, così, non piangevo, semplicemente l’occhio lacrimava. E ho capito che sarebbe risultato facile piangere, che forse ne avevo voglia, o bisogno, come se il corpo fosse pronto a ricevere quell’emozione.
Circondata dalle rappresentazioni, dalle narrazioni. Provo a interpretare, a leggere il mondo. Cerco brandelli di realtà, poi rinuncio, poi capisco; e senza pretese m'immergo nello scambio.
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