domenica 19 febbraio 2012

La cerimonia della sparizione (appunti sull'adulterio)

La cerimonia della sparizione inizia con un profondo respiro.
Di solito è mattino.
A volte è dolorosa.
Lo sguardo interroga lo spazio e cerca segni da cancellare.
 Li trova e li cancella o li confonde.
La sparizione è reatroattiva: sparisce la persona, spariscono le tracce.
Lo sguardo interroga e la mano raccoglie.
Tutto viene messo in valigia: i vestiti puliti e quelli appena usati, la biancheria sporca, il deodorante, il libro appena sfogliato, il caricabatterie.
Raccolti i fazzoletti caduti a lato del letto. Riposte le candele accese nella sera. Lavate le tazze del caffè. Buttate le bottiglie aperte. Il pavimento viene pulito, le sedie tornano composte, gli asciugamani messi a lavare, i preservativi nascosti, rassettati i cuscini del divano non usato.
La sparizione avviene in silenzio, spesso è veloce.
Più è veloce meno è dolorosa.
Oggi è stata metodica e veloce. Ma oggi è stata dolorosa.
Ogni cosa al suo posto, meglio ogni cosa come era. L'importante è che io non sia.
Come se non fossi. Errore cancellato. Pericolo di verità scampato.
Eppure nell'assenza era, il tuo profumo.

lunedì 30 gennaio 2012

Le cose della vita.

Oggi ho ricevuto un grande dono. I doni più grandi son quelli dal nulla, senza motivo, da nessuno. Quelle cose che il caso ci fa incontrare. Essendo la persona più fortunata del Trentino sono piuttosto abituata ai doni del caso, persone di solito, o parole. Persone belle, parole belle, ogni tanto un libro. Questo è il dono di oggi, un libro, un gioiello. Un'ora o poco più d'immersione.
Si tratta di Servabo, di Luigi Pintor. Quattordici capitoletti di qualche pagina ciascuno, il ciclo di una vita e forse di un'epoca. Si apre con l'odore dell'infanzia, quella stessa infanzia di campagna, in questo caso però di Sardegna, e ci accompagna nella guerra, nel dopoguerra, nelle redazioni dei giornali, nei progetti, nell'amore anche, nei dolori della vita, nei cicli delle cose e dello stesso mondo. Non ci sono eroi, non ci sono nomi, non ci sono date. Non ci sono vendette, non ci sono duelli né strazio. C'è e ci viene regalata una riflessione sulla vita da un uomo che ha ceduto alla tentazione di voltarsi indietro e restituire alle cose una durata che di per sé non hanno (per usare parole sue), ci viene stesa davanti agli occhi e e tra le mani tutta una serie di punti d'arrivo tanto semplici quanto, proprio perché così semplici, difficili da cogliere, da accettare, da confermare.
Vorrei scriverlo, vorrei segnarmi questi punti e uno a uno impararli, scriverli sul muro per tenerli presenti; è che non sono i miei punti, non sono il mio frutto. Stringo il libro al petto però e sospiro innamorata e toccata, curiosa e lungimirante, bambina che sguardo in alto e occhi accesi vive il domani come futuro intero e insieme donna che occhiali appannati e occhi miopi guarda un po' da sopra quanto accade e si chiede a che punto è.

mercoledì 25 gennaio 2012

appunti sui giorni senza pioggia

Il troppo.
Ho cose da dire oggi. Ho parole per dirlo, son sicura. Si tratta di cercare, di capire e poi forse di dire e far capire. Pioggia, una vita senza pioggia, da giorni e giorni niente pioggia, e non manca a nessuno. A me manca la pioggia. Un minuto di pioggia. Un secondo di pioggia. Una goccia di pioggia che s'incastra nel sopracciglio. Una goccia fresca, fredda addirittura, che arrossi il viso, che bruci col freddo, un minuto.
La fatica ha motivo d'essere, così il dolore. Vivere. Cercare. Voler sentire. Voler sentire. Voler sentire qualcosa a ogni costo. Provocare. Spostarsi un passo troppo in là. E il punto non è il passo, è il troppo. E il troppo è quello che si cerca. Troppo perché senza troppo a volte non basta.

Essere l'uragano.
Non si tratta di due uomini che si distruggono in x minuti.
Non si tratta di dimostrare la propria forza, non si tratta solo di soldi.
Sono sicura che si tratta di altro, si tratta di sé. Di superare quel limite. A ognuno il suo, per i pugili è più evidente, per gli sportivi in generale lo è.
Corse sotto la pioggia e addominali e flessioni e salti alla corda. E tute per sudare e alimentazione controllata e svegliate all'alba, e astinenza, spesso. Comandi, durezze, unghie che si rompono, corpi che sanguinano, ginocchia che pungono, denti che sempre più stretti si stringono, dolore solo nello sguardo, solo nell'istante della fitta.
Per cosa? Chiunque potrebbe chiedersi per cosa, per chi? Ma quella medaglia, ma quel riconoscimento, quei soldi valgono davvero tutti i sacrifici?
No, di sicuro no. I sacrifici, me ne sono convinta col tempo, hanno valore in sé, hanno valore anche e soprattutto se fini a se stessi. I riconoscimenti, i soldi la fama le medaglie, sono il contorno, il necessario sostentamento. Il vero è dentro. La vittoria è dentro. A qualcuno basta che la vittoria sia dentro. E io sono  convinta che siano questi i veri vincitori, anche quando l'incontro è con se stessi e anche quando si tratta solo di una corsa che continua anche su quella salita che mozza il respiro.

domenica 22 gennaio 2012

c'era un vento caldo che pareva poter guarire chiunque da qualsiasi male

Il ristorante era proprio sul mare
c'era un vento caldo che pareva poter guarire chiunque da qualsiasi male.
 
(Gipi, Appunti per una storia di guerra)
Mi sembra di poterlo sentire tra le dita, il vento caldo. Chiudo gli occhi. Lo scirocco viene dal sud, porta il sapore di tè neri dolcissimi col latte, e il sibilo delle tende del deserto. Abbasso il volto, sento i capelli tremare. Lascio che soffi forte e cancelli le montagne carceriere.

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