martedì 19 aprile 2016

La casa piena di scatoloni da riempire diventa un oggetto. Un contenitore in cui dormo, un cassetto aperto da cui non scivolano emozioni ordinate, da cui sbuca qualche filo.
Dentro, gomitoli aggrovigliati di emozioni contrastanti che non riesco ancora a sbrogliare.
Fuori un sole forte, corse sulle solite strade, pedalate nel fresco mattutino.

sabato 26 marzo 2016

Oggi sono tutta una tristezza.
Fuori il sole, dentro il nero, un buco.
Ho sempre creduto di essere nata per cambiare il mondo, è straziante confrontarmi con la realtà.


«Vedi» dice Emma. «Il cuculo è nato. L’uovo era riuscito a starci dentro, ma ora l’uccello non ce la fa a uscire». Ruven va a prendere scalpello e martello. Quando torna, lei è ancora in piedi davanti al salice, sconvolta, e fissa il buco.
«Cosa c’è che ti spaventa, Emma? Ogni madre cuculo affida l’uovo a una balia. Solo che la nostra l’ha affidato a una cinciallegra. Non è stata previdente. Ma è soltanto un uccello».
Ruven batte con il martello contro il tronco.
«Non è questo» mormora Emma appena il cuculo è uscito ed è volato sull’oleandro più vicino. «Ma il fatto che uno possa nascere in un posto così stretto da venirne ucciso».
«Ma non è morto».
«Va’ a esercitarti, Ruven» dice Emma, «in modo da andartene via di qui almeno tu».

venerdì 19 febbraio 2016

Si susseguono le notti nere. La mattina R. ha coraggio, la notte ha paura.

Le questioni di casa mi torturano di giorno e di notte, così come quelle legate all'adultità, che qui, in italia, in trentino, corrispondono con diventare borghese, con uno stipendio come si deve, una casa come si deve, un bel cartellino a scandire il tempo libero e quello del lavoro. Come se stesse lì, l'adultità, la responsabilità.

ieri ho acceso la tv, e a maria de filippi una vechcia ha detto: a me tina non m'influisce.
ho provato molta tristezza.
poi in radio uno detto che la più bella frase di facebook è che le mosche non riposano mai perché nel mondo c'è tanta merda.
ho provato tantissima tristezza.
poi, sempre in radio, un altro signore ha detto una cosa tipo: quello qui.
e ho cambiato stazione e ho spendo la radio e anche la tv. poi leggo il giornale e vedo che salvini e casa puond manifestano insieme, e capisco che nonostante il disprezzo che provo per c.p. li avevo sopravvalutati. e poi m5s?
che scoramento.

fortuna lavoro a un libro speciale. fine nel pensiero e delicato nel raccontare un vecchio mondo e i suoi drammi (e penso: che roba sarebbe riuscire a raccontare questi drammi -di oggi, questa bruttezza-di adesso, con tanta poesia).


venerdì 22 gennaio 2016

sopravvivo all'infinito gennaio, anzi lo sbrano

sopravvivo all'infinito gennaio, forte e combattiva quest'anno.
lo odio gennaio, lo odio tutti gli anni, è un mese che dura cento mesi.

sono andata a pranzo dalla nonna, mi ha raccontato storie antiche, aveva gli occhi glauchi, i capelli bianchi argento luminosi, un grembiulino che pareva un vestito sopra il vestito.
sono andata a pranzo dalla nonna, e scriverlo così mi fa strano, mi confonde, perché la nonna di cui scrivo quando scrivo "la nonna" è l'altra, quella morta in un giorno di novembre, spezzandomi il cuore perché la amavo e odiavo insieme, proprio lì, in quel periodo di malattia e di morte (e io ero una testa dura, una dura e pura, non si può perdonare tutto a uno solo perché sta male!).
La nonna della mia letteratura, della mia memoria poetica è lei, che mi ha cresciuta e passato una conoscenza che va al di là del sapere, che è fatta di sapori e consapevolezze del corpo, di stufe accese e terrazzi e prati e more e filastrocche di pane pocciato in ogni cosa, di giochi con le carte.
Ma l'altro ieri ho pranzato con l'altra nonna, e mi ha raccontato cose antiche, di generazioni passate, di viaggi dall'America con ventisei o ventisette chili di soldi! e del papà, mi ha raccontato dell'infanzia del papà, e anche di tutti gli altri, e li ricordava bene, e nel ricordare guardava un punto del salotto con gli occhi fini, e per calcolare i mesi spiegava le dita bianche e nodose.

sono andata in israele, ed è andata bene ed è stato bello e tante cose, ma poi alla fine, per tornare, lì all'aeroporto è stato brutto. ogni oggetto è stato violato, aperto estratto toccato disteso. ogni sguardo è stato accusatorio. ogni parola cercava un'ipotetica verità nascosta dietro le parole.
ecco cos'è un regime. Ho pensato, ecco come fanno i regimi, ti fanno sentire sbagliato e colpevole anche quando non hai nulla da dire. poi ho pensato che forse anche in certe relazioni violente è così.

e poi le corse, tornata dal viaggio ho ripreso a correre, che bellezza, che libertà correre nel freddo, le gambe dure di fatica e vento, sentire il respiro che rinfresca il petto, e la testa che spinge e le braccia che spingono e i muscoli tesi l'impatto dei piedi sul terreno.

e poi la Winterson, un libro che è un'avventura nella vita, nelle fatiche della vita, nel valore delle persone. un'avventura proprio, una guarigione.

e poi la casa, gli incubi, le pressioni, i problemi, il senso di perdita anche, e insieme la voglia di farmi rispettare, valere, sentire.

che gennaio lungo e feroce. ma io sono combattiva, quest'anno gennaio me lo mangio giorno dopo giorno a costo di fare indigestione.

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