Vivo in Brianza da dieci anni circa, o forse di più ma non lo voglio sapere giusto giusto, Pierino Penati l’ho scoperto subito perché è abbastanza vicino a casa. Ogni volta che sono passata per andare al parco del curone, - dove ci sono bellissime passeggiate e a me piace tanto passeggiare e quindi parlo di tante, tantissime volte -, ogni volta ho guardato l’insegna di Pierino Penati e mi sono detta che avrei dovuto pranzare lì una volta, un pranzo con calma, ben fatto, costoso ma semplice, quei regalini che uno si fa. Ho sbirciato anche la carta vini nel tempo, e spesso ho immaginato di mangiarci con D. a volte ho anche immaginato di lavorarci, sempre ai pranzi, chissà perché a cena non me lo immagino mica. Nella mia testa comunque, passavo in macchina, vedevo l’insegna e scorrevano immagini di noi, una bella tovaglia bianca, una glacette con una bollicina dentro, il sole che filtrava dalla finestra luminosa, delle piante grandi nella stanza, di quelle con le foglie lucide e sempreverdi, due portate al volo, ben fatte. La chiacchiera che prendeva il via, la rilassatezza che prendeva i corpi, una sorta di felicità della vacanza in un comune giorno lavorativo, perso insieme.
Perché poi quando si beve una bollicina a pranzo si perde il giorno tutto.
Chiude Pierino Penati prima che ci abbia fatto un pranzetto col mio amore, in un soleggiato giorno in settimana, mi spiace che non mi sono fatta quel regalo in tutti questi anni. Che ho vissuto a lungo vicino a Pierino Penati senza mai mettersi il naso.
Riapri dai, almeno per un pranzo.
Chiude Pierino Penati prima che ci abbia fatto un pranzetto col mio amore, in un soleggiato giorno in settimana, mi spiace che non mi sono fatta quel regalo in tutti questi anni. Che ho vissuto a lungo vicino a Pierino Penati senza mai mettersi il naso.
Riapri dai, almeno per un pranzo.
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