giovedì 5 marzo 2026

Chiude Pierino Penati

Vivo in Brianza da dieci anni circa, o forse di più ma non lo voglio sapere giusto giusto, Pierino Penati l’ho scoperto subito perché è abbastanza vicino a casa. Ogni volta che sono passata per andare al parco del curone, - dove ci sono bellissime passeggiate e a me piace tanto passeggiare e quindi parlo di tante, tantissime volte -, ogni volta ho guardato l’insegna di Pierino Penati e mi sono detta che avrei dovuto pranzare lì una volta, un pranzo con calma, ben fatto, costoso ma semplice, quei regalini che uno si fa. Ho sbirciato anche la carta vini nel tempo, e spesso ho immaginato di mangiarci con D. a volte ho anche immaginato di lavorarci, sempre ai pranzi, chissà perché a cena non me lo immagino mica. Nella mia testa comunque, passavo in macchina, vedevo l’insegna e scorrevano immagini di noi, una bella tovaglia bianca, una glacette con una bollicina dentro, il sole che filtrava dalla finestra luminosa, delle piante grandi nella stanza, di quelle con le foglie lucide e sempreverdi, due portate al volo, ben fatte. La chiacchiera che prendeva il via, la rilassatezza che prendeva i corpi, una sorta di felicità della vacanza in un comune giorno lavorativo, perso insieme.
Perché poi quando si beve una bollicina a pranzo si perde il giorno tutto.
Chiude Pierino Penati prima che ci abbia fatto un pranzetto col mio amore, in un soleggiato giorno in settimana, mi spiace che non mi sono fatta quel regalo in tutti questi anni. Che ho vissuto a lungo vicino a Pierino Penati senza mai mettersi il naso.
Riapri dai, almeno per un pranzo.

sabato 10 gennaio 2026

Libri 2025

 Pudore, Maddalena Fingherle
Intermezzo, Sally Rooney- bello 
Mancarsi, Diego de Silva - bello 
Gli altri litigano per gelosia, Lucarelli 
Il mio anno di riposo e oblio, Moshfegh - bello 
La vita impossibile, Matt haig
Contrappasso, delogu - bello 
Ti ricordi di Sara Leroy, vareille - bello 
La vita a volte capita, Lorenzo Marone
L'anniversario, bajani
La mia Ingeborg, Tori renberg
Paolo Nori, Chiudo la porta e urlo - bello 
Paolo Nori, Achmatova (vi avverto che vivo per l'ultima volta)
Settembre nero, Sandro veronesi - bello 
I titoli di coda di una vita insieme, Diego De Silva
Pietra dolce, Valeria Tron
Colleziona attimi di altissimo splendore, Paolo Borzacchiello, Paolo Stella
Il gioco delle tre carte, Marco Malvaldi
Chi si ferma è perduto, Marco Malvaldi, Samantha Bruzzone - bello 
La regina dei sentieri, Marco Malvaldi, Samantha Bruzzone
Cecità, José Saramago - bello
Il purgatorio dell'angelo, Maurizio de Giovanni
L'inventario dei sogni, chimamanda ngozi adichie - bello
Wellness, Nathan hill - bello
Il tallone da killer, robecchi - bello
Dove sei stanotte, Robecchi - bello
In famiglia tutto bene, Cinzia Pennati
Il dio del massacro, Yasmina reza
Il contrabbasso, Suskind
Biglietto di sola andata, Spark 
Impossible, Erri de Luca 
Una relazione, cassola
Il ballo, Nemirovsky
Storia dei miei soldi, Panariello
L'assassino, Simenon 
Bambolona, Alba de cespedes 
La fila alle poste, chiara Valerio
Giampaolo Simi, coma una famiglia
Giampaolo Simi, tra me e lei
Giampaolo Simi, la ragazza sbagliata 
Roberta Recchia, io che ti ho voluto così bene
Elena stancanelli, la gioia di ieri
Fumana, Malaguti 
Tutti i nostri segreti, fatma aydemir

domenica 12 ottobre 2025

Panini caldi

Quando arriva l'autunno mi capita spesso, negli ultimi anni, di pensare ad alcune cose comfort di quando ero bambina e arrivava l'autunno. Tra queste ci sono i panini caldi. 

I panini caldi sono stati una specialità di casa per alcuni anni, dalle elementari almeno fino a quando andavo alle medie, dopo li ricordo meno. Si tratta di panini, tartarughe soprattutto, tagliati a metà, farciti di prosciutto e sottilette per me e la mamma, con l'aggiunta di qualcos'altro (acciughe? funghi? non mi ricordo) per il papà, messi poi nella piastra a tostare come fossero toast.

La specialità dei panini caldi non è mai stata veramente il panino, piuttosto il fatto che li si mangiasse sul divano guardando un film; i panini caldi infatti li ricordo solo di domenica sera, sul presto, di ritorno dalla montagna, abbastanza stanchi da non voler preparare la cena, mangiati lì sul solito divano marrone (che quest'anno verrà cambiato dopo tantissimissimi anni).

Non saprei citare neanche un film visto in quelle occasioni, probabilmente era pescato tra le videocassette, ma ricordo alla perfezione il sapore dei panini caldi, la sottiletta che puntualmente mi bruciava e sbordava fluida e bollente e invitante, la croccantezza del pane e quella tendenza dolce dell'insieme, e poi tengo prezioso nella memoria quel senso di informalità e di famiglia, la stanchezza della domenica sera senza Sunday blues, accoccolati dopo una doccia, già in pigiama alle sei e mezza.

Ecco, forse non esagero a dire che i panini caldi sono stati in quegli anni, in fondo e inaspettatamente, il bello e il semplice della mia famiglia.

mercoledì 3 settembre 2025

lavorare a un testo, in due

Siedo davanti a una grande finestra, il panorama è bello nonostante l'inferriata, entra insieme a un venticello, anche il rumore del traffico.

Sono in biblioteca, inserisco in un testo molto bello e piuttosto complicato i cambiamenti concordati con la traduttrice. Mentre leggo i miei commenti e le sue risposte ho una bellissima sensazione, ci capiamo, non si tratta di pensarla uguale o andare d'accordo, si tratta proprio di capirsi, dentro al testo, riconoscersi dentro al testo, parlare insieme la lingua del testo in oggetto.

Mi piace per questo il mio lavoro, che si è in due dentro un testo e si sviluppa, tra i due, lo specifico linguaggio di quel testo e con quel testo, con riferimenti interni, con salti temporali e verbali, con coerenze interne o volute incoerenze interne. Un patteggiamento di fronte all'originale, un interpretare le intenzioni e rispettarle il più possibile, anche quando non è logico.

Mi piace lavorare dentro i testi, mi piace tantissimo quando a lavorarci siamo in due.

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