venerdì 10 giugno 2016

Cena tra amici

Nella nuova casa c'è poca luce, ne soffro molto, mi pare di non trovare una mia posizione, non c'è una finestra da cui guardare, né uno spazio sotto la finestra dove mettere il tavolino col pc, sicché perfino al tavolo non sono nella mia posizione. Abbarbicata sulla sedia temporeggio, cerco di mettermi comoda.
Dalla finestra aperta entrano i suoni del villaggio nella cittadina. Stasera suona quasi a festa, è una sera che finalmente pare d'estate. Nessun grillo però.
Ogni volta che entra il rumore di una moto l'animo si mette all'erta, quasi stesse arrivando l'amore.
Ieri sera ho litigato. Litigo di rado, soprattutto con le persone con cui non sono intima. Ieri sera ho fatto una di queste liti, una lite ideologica, una lite per questioni di principio.
Ero a una cena tra amici. E come nei film francesi si è partiti bene e poi sono uscite tante cose prima di uno poi dell'altro, poi all'ennesimo voi donne noi uomini, non so, m'è scattato il risentimento.
Dentro di me una grande convinzione: S, la maggior parte delle volte che senti una cosa su cui non sei d'accordo stai zitta, capisci subito che non vale la pena. Ma adesso sei a una cena tra amici, tra persone che stimi, un gruppo di poche persone con cui spendi del tempo, non può non valere la pena spiegare il tuo punto di vista.
Sbagliavo, ci sono convinzioni (sciocche) tanto radicate che anche le persone che stimi non vogliono capire. E anche se le spieghi argomentando, la risposta non è un'altra argomentazione, ma statistiche inventate, contentini di poco conto, ad esempio:
  • se chiedi a un uomo e a una donna che guardano la tv a cosa stanno pensando: la donna ti farà un pippone dei suoi pensieri, l'uomo dirà niente. Sacrosanta verità.
  • Non dico che le donne sono meno, le donne sono di più.
  • Ti ritengo una persona abbastanza intelligente per capire che una rivoluzione è in atto, ma non può avvenire velocemente.
  • Le donne e gli uomini hanno cervelli diversi.
Davvero, pare un altro mondo, invece è il trentino 2016, persone che conosco e che biasimano salvini quanto me.
  • La statistica sulla tv mi pare piuttosto grossolana e arbitraria, e che stanno guardando vorrei dire, ma anche: è degli anni ottanta 'sta statistica? chi ce l'ha più una tv? e giuro che queste sono le domande meno polemiche per una stronzata del genere.
  • Che le donne siano di più o di meno rispetto agli uomini mi pare un'idiozia, quello che non accetto è la divisione uomini donne come predominante nella società qualunque sia il discorso che si fa. Intanto non tiene conto della complessità delle persone, di chi non s'identifica tanto facilmente nello stereotipo donna o in quello uomo, e basta dire che le donne sono più deboli ma più portate per i lavori di cura, basta dire che gli uomini non hanno profondità e le donne hanno le paturnie, basta passare insieme l'immagine di sensualità e di santità legate alla donna e di ruvidezza e on-off legata agli uomini. Ci sono anche persone così? Sì! C'è solo questo? No, anzi, questo è la minoranza e spesso lo è a sua insaputa, perché poco consapevole di sé e socialmente abbandonata ai ruoli fortemente suggeriti.
  • E io mi ritengo una persona abbastanza intelligente da non accettare il massimalismo che sottosta a questa patetica categoria di uomini e donne come unica categoria utilizzabile per fare confronti intelligenti tra gruppi umani. Mi ritengo abbastanza intelligente da non farmi lusingare dall'idea di essere intelligente per ascoltare e accettare visioni a dir poco discutibili (sono cresciuta con la fiaba dei vestiti del granduca). Il mondo è complicato e il pensiero medio manca della complessità necessaria per provare a capirlo.
  • Questa del cervello poi m'ha fatta scoppiare. Questa è la logica che ha portato i neri a poter votare meno di cent'anni fa, il cervello diverso! Pazzesco. Tutti abbiamo il cervello diverso, così come le mani, l'altezza, i capelli... ma trovo poco pertinente - se non si vuole sottintendere un pensiero discriminatorio - cercare di basare qualunque ragionamento sull'ipotetica esistenza di un cervello delle donne e un cervello degli uomini.
Non credo che la categoria uomini e donne sia da buttar via, va bene se si parla di organi genitali ben definiti, va male se si parla di lavoro, capacità di ragionamento, desiderio di avere figli e famiglia, potenzialità di crescita, preferenze o desiderio sessuale. È uno sguardo miope di questo tipo quello che fa danni veri, quello che discrimina nella quotidianità, quello fa sentire una persona sbagliata se non vuole avere figli, se è lesbica, se vuole fare l'ingegnera e così via, quello che fa sì che le donne siano pagate meno, rispettate meno, valutate meno (o più! Non cambia niente, l'errore è lo stesso). È questo quello che porta a considerare gli uomini superficiali, insensibili, forti, rudi...
Se non ci liberiamo presto di queste categorie finiremo per snaturarci da quello che siamo, finiremo col non ascoltarci per non sentirci troppo sbagliati quando non aderiamo allo stereotipo, finiremo imprigionati, e a me non sta bene, non tra gli amici, nemmeno se rovino una cena.
Dimenticavo, in tutto questo un uomo è venuto in mio soccorso, si è sentito offeso per me, per sua figlia, per tutte le persone, e a un certo punto ha rotto il silenzio e ha tirato un cazzotto, verbale, s'intende, perché anche se ha un pene ha un cervello, una profondità di pensiero, la capacità di colpire con le parole e non coi pugni, e il desiderio costante di complessificare il mondo nella speranza di renderlo più tollerabile, se non adesso domani, se non lì alla cena in futuro. E giuro, in quel momento io mi sono sentita meno sola, e anche meno sbagliata.


martedì 31 maggio 2016

maggio fortunato

quando è così ho la sensazione che stia arrivando qualcosa. Parlo del tempo, del sole, del vento.
Quando l'estate tarda ad arrivare e la primavera temporeggia, un giorno caldo un giorno freddo, ho sempre la sensazione che qualcosa sia sospeso, e faccio fatica a fidarmi, ho sempre quella maglia in più appresso. Invece poi non arriva nulla, passa tutto, un giorno così un giorno colà, arriva settembre e io non ne ho avuto abbastanza, di estate.
Mi rendo conto che è prematuro lamentarsi, ma certe stagioni corrono velocissime, e io ho l'ardire di provare ad allungarle - estate: da maggio a ottobre, dal primo all'ultimo bagno nel lago, anche se è freddo sia al primo che all'ultimo - ma il primo è sempre più freddo dell'ultimo.
Quest'anno il primo bagno è stato il 15 maggio, il giorno del compleanno della nonna, il giorno ufficiale in cui ho lasciato la vecchia casa.
La settimana scorsa è stata fortunata, ho letto un bel fumetto, ho visto un bel film, ho assaggiato buoni vini.
Il fumetto era sul comodino da un po', da aprile. Avevo sbirciato le prime pagine, ma mi stringeva il cuore. L'altra notte l'ho letto, ho piangiucchiato, poi non potevo più dormire.
Il film l'ho scelto a caso, come sempre, non mi piace leggere le recensioni prima di vedere le cose, neanche  trame o citazioni da libri. Mi piace la sorpresa, mi piace non sapere e darmi la possibilità di un giudizio non influenzato. Il film m'è piaciuto tanto, l'ho trovato ironico, brillante, volutamente fatto male in certe parti. Più ci penso più lo assocerei a Brecht, all'effetto straniamento che provocano i suoi testi. Lo spettatore sta lì e vede, e è partecipe ed estraneo allo stesso tempo, ha la visione d'insieme ma è coinvolto.
si fa un'opinione, e di solito è un'opinione complessa proprio perché lo sguardo è complesso.
E i vini, assaggiati tanti, spicca il timorasso, e un rosato francese, ma ho già dimenticato il nome.

mercoledì 27 aprile 2016

come pianeti

E così anche T. aspetta un bambino, o una bambina. Ogni volta che succede, che qualcuno a me caro stia per figliare, mi prende una sorta di ansia, rimetto in dubbio tutto un sistema ben consolidato di naturale rifiuto della maternità. T. aspetta un bambino o una bambina tra un paio di mesi. Aspettare, che parola interessante usiamo. Aspettare come attendere, quasi un verbo dal significato passivo, si aspetta che qualcuno nasca o compia un'azione – si aspetta, si sta fermi e il tempo passa e qualcosa capita, qualcuno fa. Ma qui divago.
Dicevo che ho saputo che T. aspetta un bambino o una bambina, e l'ho saputo in mezzo alla folla, su un marciapiede, come stai? Bene e tu? Bene dai. Novità? Eh sì noi siamo in dolce attesa (suona male a scriverlo, malissimo, dolce attesa, gesù!) nasce tra un paio di mesi.
E bu-bum.
Poi non so, non so se ho chiesto se sanno già se è un bambino o una bambina o cosa ho detto, da lì so solo che poi D. mi teneva a braccetto e camminavamo tra la folla, e a ogni bancarella di caramelle volevo fermarmi e comprarne tante e mangiarle a pugni, cuori di pesca insieme ai puffi e alle fragoline e ai pesciolini tropicali e forse avrei anche comprato delle dentiere anche se non mi sono mai piaciute tanto, sempre un po' durette e troppo grosse, con quel sapore di rosa stantìo e di vecchia panna montata troppo dolce, le dentiere mi piacciono addirittura meno delle bananine, e il sapore banana mi dà la nausea, anche in treno, qualcuno si mangia una banana e riempie il vagone di odore e lo odio. Comunque non ho comprato caramelle, ho camminato sostenuta da D. e ho solo immaginato di mangiarle a pugni, poi di colpo eravamo alle giostre, e lì di colpo mi sentivo meglio, avevo 'sta musica tamarra sputata in faccia da un altoparlante gigante, c'era qualche gocciolina di pioggia e il fresco nonostante tutta la folla, e i ragazze e le ragazze che volavano sopra la mia testa, e l'aria fresca in faccia, l'ho già detto del fresco, ma la ricordo proprio quell'aria fresca, come il venticello del calci in culo che scompiglia i capelli. E D., l'eroe, il mio eroe, ha detto andiamo, andiamo sul calci in culo. E io ho detto, ok, ma spingo io. E così abbiamo preso due biglietti e ci siamo mimetizzati coi ragazzi e le ragazze (improbabile che fossimo mimetici sul serio, ma mi piace pensarlo) e abbiamo volato, con la musica tamarra in faccia e il vento in faccia, e quel ferro di protezione che sega la pancia. E spingevo D. e lui volava e poi ruotava su se stesso e poi attorno all'asse, e c'era qualche gocciolina e quell'abbandono, qualche minuto di abbandono, ed è stato bellissimo, come pianeti, come pianeti.

martedì 19 aprile 2016

La casa piena di scatoloni da riempire diventa un oggetto. Un contenitore in cui dormo, un cassetto aperto da cui non scivolano emozioni ordinate, da cui sbuca qualche filo.
Dentro, gomitoli aggrovigliati di emozioni contrastanti che non riesco ancora a sbrogliare.
Fuori un sole forte, corse sulle solite strade, pedalate nel fresco mattutino.

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