torno da scuola, nel pomeriggio, e la nonna mi fa segno di avvicinarmi. unisce le dita della mano destra fino a farla sembrare un becco, picchietta sulla mia testa, poi si annusa la mano e inizia a elencare una lista di cibi. Prova a indovinare ma non ci azzecca quasi mai.
Certe volte sono io a dirle cosa ho mangiato e chiederle, lo senti?
E poi la guardo ansiosa che indovini, che abbia davvero il potere di sentire l'odore del cibo che filtra dai capelli, dalla testa. Forse con lo sguardo le suggerisco le risposte, non so perché ma non voglio che sbagli.
Circondata dalle rappresentazioni, dalle narrazioni. Provo a interpretare, a leggere il mondo. Cerco brandelli di realtà, poi rinuncio, poi capisco; e senza pretese m'immergo nello scambio.
giovedì 4 settembre 2014
martedì 2 settembre 2014
sabato 12 luglio 2014
debiti
Ritrovo la nonna nei libri che leggo.
La nonna nei libri diventa la mia nonna libro dopo libro.
Il segno della croce fatto sul palato
con la lingua ad esempio, è della mia nonna oltre che della nonna
del libro di Maja Haderlap? O ricalco le nonne in assenza della mia?
E il con un sei e con un quattro ecco un viso bello è fatto, è
della nonna che senza staccare la matita dal foglio mi disegnava una
faccia stilizzata coi numeri oltre che del libro di Marquez? C'è un
antico sapere che a me portava la nonna che ritrovo nella
letteratura. E quando lo trovo mi ci abbandono. Come in quegli anni
d'infanzia sul terrazzo, in campagna, sotto il gelso, a montalbano
con pausa forzata sulla panchina a metà strada, sulla seggiolina
bianca e la nonna sul divano a giocare a carte. A briscola, tresette
marianna, scopa (raramente, persino la poca passione per questo gioco
m'ha trasmesso), certe volte i solitari e colorare e imparare
filastrocche e poesie. Certi giorni mi chiedo quanto sono debitrice
alla nonna per lo sguardo inevitabilmente narrativo che ho sul mondo.
Mi chiedo quanto quelle filastrocche abbiano influito sul mio sentire
il ritmo, su quanto le sue storie, i suoi giochi con le dita (quelle
dita grassocce con la fede sempre pulita e luminosa e le unghie
fortissime forse troppo forti e curate, con quegli smalti perlati,
rosa, bianchi grigi a volte) abbiano cambiato il mio modo di pensare
mentre mi facevano crescere. Più cresco e più rileggo il mondo
dell'infanzia, più mi rendo conto di quanto sia debitrice a quella
donna di cui non so nulla se non la sua nonnitudine. E continuo a
ritrovarla nei libri degli altri, ad aggiungere ricordi ai ricordi.
Sempre lì, nel giardino dell'infanzia.
martedì 24 giugno 2014
I love italy
A me l'Italia piace, da pazzi. Mi piacciono i suoi colori, le sue diversità, le sue difficoltà.
Mi innamoro dell'Italia ogni tre per due. Mi piacciono i suoi borghi e le città, mi piacciono i laghi e le montagne e il mare, tantissimo mare. Mi piace come mangiamo, mi piace il vino. Mi piace che ogni posto è diverso dall'altro, che il paesaggio, la gente, il modo di parlare il cibo e tutto quanto cambia spostandosi anche solo di qualche chilometro. Mi piacciono quegli stereotipi così maledettamente veri che piacciono ai turisti. Io li capisco che vengono in vacanza in italia, perché anch'io spesso quando finisco il lavoro e faccio un bagno al lago mi sento subito in vacanza. Mi piace l'italiano, lo adoro l'italiano, è una lingua che sa essere precisa e scorrevole, che ha suoni puliti, che gode di una grammatica aperta, tanto ricca di eccezioni di usi si colori locali da poter essere studiata tutta una vita per capirla davvero. Mi piace che non sia un paese facile e dove tutto funziona. E non parlo della politica o dei grandi problemi, quelli li subisco e mi scoglionano, quelli mi rendono la vita difficile e non mi fanno permettere niente di niente, e non parlo neanche della tv o del ruolo della donna nella società, e neanche del concetto di famiglia che non riesce a emanciparsi per niente da un'idea retrograda e non più funzionante, e neanche delle scuole alla deriva, e nemmeno della macanza di lavoro, della vacuità di una grande parte di popolo non pensante. Ma le difficoltà, quelle piccole, ad esempio coi mezzi, quelle con la gente che non parla tanto le altre lingue, quelle coi dialetti, con i clacson, col parlar forte... non so, ste cose le guardo da fuori e me ne innamoro, come se fossi una turista, e godo, godo di sapermi un po' muovere in un paese così complesso.
Mi innamoro dell'Italia ogni tre per due. Mi piacciono i suoi borghi e le città, mi piacciono i laghi e le montagne e il mare, tantissimo mare. Mi piace come mangiamo, mi piace il vino. Mi piace che ogni posto è diverso dall'altro, che il paesaggio, la gente, il modo di parlare il cibo e tutto quanto cambia spostandosi anche solo di qualche chilometro. Mi piacciono quegli stereotipi così maledettamente veri che piacciono ai turisti. Io li capisco che vengono in vacanza in italia, perché anch'io spesso quando finisco il lavoro e faccio un bagno al lago mi sento subito in vacanza. Mi piace l'italiano, lo adoro l'italiano, è una lingua che sa essere precisa e scorrevole, che ha suoni puliti, che gode di una grammatica aperta, tanto ricca di eccezioni di usi si colori locali da poter essere studiata tutta una vita per capirla davvero. Mi piace che non sia un paese facile e dove tutto funziona. E non parlo della politica o dei grandi problemi, quelli li subisco e mi scoglionano, quelli mi rendono la vita difficile e non mi fanno permettere niente di niente, e non parlo neanche della tv o del ruolo della donna nella società, e neanche del concetto di famiglia che non riesce a emanciparsi per niente da un'idea retrograda e non più funzionante, e neanche delle scuole alla deriva, e nemmeno della macanza di lavoro, della vacuità di una grande parte di popolo non pensante. Ma le difficoltà, quelle piccole, ad esempio coi mezzi, quelle con la gente che non parla tanto le altre lingue, quelle coi dialetti, con i clacson, col parlar forte... non so, ste cose le guardo da fuori e me ne innamoro, come se fossi una turista, e godo, godo di sapermi un po' muovere in un paese così complesso.
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