ho appena concluso Geologia di un padre, di Valerio Magrelli. Sono toccata turbata.
Negli ultimi mesi in modi più o meno vicini la morte si è presentata nella vita, nell'orizzonte.
La morte mi fa pensare sempre. A volte nella testa imbastisco una lista che riguarda la morte:
- la morte comincia sempre dai piedi.
- ricordarsi di avvisare i vivi che i morti sono morti
- le agenzie funebri (che agenzie non è la parola giusta ma non ho voglia di cercarla) che ho presente solo e solamente nei film
- ...
E poi ieri è morto uno zio, e ha lasciato sola la zia. Nel pomeriggio sono stata lì, a casa, tra le donne. E il riso s'è mescolato al pianto, e la vita era tra le dita, nei ricordi. Un pomeriggio vivo, alla Satrapi.
E oggi ho finito questo libro che racconta del padre, vivo e morente, sempre con la morte che inizia dai piedi (caviglie, dice). Un libro così franco da stupire per la sua sincerità, per le ammissioni, per le debolezze. Un libro che fa tornare umano l'uomo.
"Così scendeva in mare come si scende a patti. Pallido, freddoloso, diffidente, un piede prima, poi la lunga frizione del busto, il costumone che si inabissa e infine la spinta nel bagno lustrale. Circospetto, severo, lo vedo mentre incrocia avanti e indietro, a tre metri da riva"
Circondata dalle rappresentazioni, dalle narrazioni. Provo a interpretare, a leggere il mondo. Cerco brandelli di realtà, poi rinuncio, poi capisco; e senza pretese m'immergo nello scambio.
mercoledì 11 giugno 2014
martedì 3 giugno 2014
alla deriva
domenica 1 giugno 2014
GM
Il grande male bussa alla grande 'sta domenica sera,
dà calci e pugni alla porta.
Ferma non gli do ascolto. Con fermezza pulisco le
finestre, lavo le tazze e i piatti nel lavello. Spazzo il pavimento.
Faccio una lavatrice e la stendo.
Lì, imperterrito, aspetta che io ceda.
E so che se
resisto è perché il giorno è maledettamente lungo, tra i più
lunghi dell'anno. Proprio oggi che sono sola. Proprio oggi che il
grande male vuole entrare.
Ma io resisto. Almeno finché c'è luce. E mi dico:
cazzo, se sei sopravvissuta a quel giorno di giugno che il mondo ti
stava crollando addosso. se quel giorno di giugno sei stata così
salda così forte brava, vorrai mica cedere adesso, vorrai mica
aprire adesso che hai tante tra le cose che vuoi.
Adesso che puoi respirare a fondo e prendere la bici e scappare su una montagna.
E ferma tengo duro, e prego di svenire appena viene
buio, che sennò finisce che vince lui.
mercoledì 14 maggio 2014
il pastore
Correvo in ciclabile, e ho incontrato il pastore, ne avevo già incontrato uno, tante volte, stavolta si tratta di un altro, più vecchio, sempre e comunque con la pagliuzza in bocca.
C'è qualcosa nei pastori che mi porta via, penso sia il camminare, giorni a camminare.
Comunque, oggi correvo verso la Montecatini e man mano che mi avvicinavo vedevo il gregge di caprette, ordinate, in fila come quelle di babe maialino coraggioso, mi hanno addirittura lasciato uno spazio quando stavo per passarle.
Ho guardato il pastore e gli ho detto:
Che brave!
Lui mi ha guardata e ha rsposto:
Le g'ha caldo.
E in effetti calpestavano proprio l'ombra del ponte, l'unica porzione di strada dove il sole non batteva.
Per il resto della corsa non ho pensato ad altro, ho provato nella testa a disegnarlo come una striscia, senza mai riuscirci, sono monca, ho solo le parole, persino nella testa.
C'è qualcosa nei pastori che mi porta via, penso sia il camminare, giorni a camminare.
Comunque, oggi correvo verso la Montecatini e man mano che mi avvicinavo vedevo il gregge di caprette, ordinate, in fila come quelle di babe maialino coraggioso, mi hanno addirittura lasciato uno spazio quando stavo per passarle.
Ho guardato il pastore e gli ho detto:
Che brave!
Lui mi ha guardata e ha rsposto:
Le g'ha caldo.
E in effetti calpestavano proprio l'ombra del ponte, l'unica porzione di strada dove il sole non batteva.
Per il resto della corsa non ho pensato ad altro, ho provato nella testa a disegnarlo come una striscia, senza mai riuscirci, sono monca, ho solo le parole, persino nella testa.
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