lunedì 26 marzo 2012

La stupidera dell'extraterrestre

A volte ci penso, alla gioia estrema e ingiustificata.
l'ultima volta che l'ho vista non è stato dal vivo, è stato al cinema.
forse il momento più bello di un film che non mi ha detto né dato tanto quanto credevo.
si tratta dell'ultimo terrestre, e il momento delle gioia, quello che ancora mi smuove qualcosa nella pancia quando ci penso, è il momento in cui l'aliena, che frequenta il padre del protagonista, gioca col cane e col padrone del cane.
l'uomo tira un bastone, e lei e il cane lo rincorrono, e il cane lo prende e lei gira su se stessa, alza la testa e  guarda il cielo ad occhi chiusi, alza le mani e sembra dalla gioia alzare tutto il corpo.
una gioia ingiustificata, una gioia animale polemizzerei se fossi in vena, ma non lo sono, mi piace pensarla come la gioia disumana, la stupidera extraterrestre.
spero di trovare presto un piccolo video, spero di aver presto sotto mano questo fregolio estraneo e sufficiente (e qui si capisce quanto basti poco) a ribaltar gli umori, almeno qualche volta.

lunedì 19 marzo 2012

auguri papà!


Mai andato a udienze, mai forse nemmeno assistito a una recita delle medie, o forse sì, non lo so perché mai ho ritenuto una recita delle medie o le udienze una parte basilare dell'essere papà, mio papà. Anzi mi è sempre sembrato un assurdità che un papà fosse “bravo” se corregge i compiti e assente se mettersi sui quaderni non gli piace.
Il mio papà non è uno da udienze, e non è neanche uno da spettacolo il pomeriggio, perché il pomeriggio lavora, da sempre (e con rammarico già temo per sempre, visto l'andazzo sociale). Il mio papà non è uno da coccole o da ti voglio bene, è uno da liti durante la cena, da riparare la macchina o la caldaia o recuperarmi nel bel mezzo del niente o da occuparsi di revisioni e assicurazioni e riparazioni e imbiancamento e organizzazione del mondo secondo uno stile passato, codificato e che sempre funziona. Il mio papà brontola sempre, dà pizzicotti e fa la lotta per giocare, dice le preghiere e crede in Dio, e ci crede per davvero. Il mio papà ha i denti storti e il sorriso più sincero che io conosca. Ha gli occhi azzurri e i capelli scuri, ha nei deliziosi sulle braccia abbronzate da guidatore e quasi niente peli su quelle stesse braccia. Il mio papà dorme senza pigiama, soffre il freddo e il mal di schiena, ama la liquirizia e il legno. Il mio papà, se lo chiamo per dirgli che gli voglio bene, risponde spaventato convinto che abbia fatto un incidente, perchè lo sa che gli voglio bene, e non ha bisogno di sentirselo dire al telefono. Guida lento e preciso ogni mezzo gli capiti tra le mani, è paziente e dimesso quasi sempre, certi giorni di malumore è il più insopportabile del mondo, ottuso stanco e chiuso. Il mio papà ha occhiali dalla montatura gialla a volte rossa. A volte con la testa appoggiata sulla mano sembra avere sulle spalle tutto il peso del mondo. Il mio papà certi giorni ha la stupidera, la domenica guarda mela verde, colleziona radio d'epoca e vecchie cartoline, va a dormire presto, è metodico, ha paura dei pericoli, vede il pericolo negli oggetti, nelle cose, nelle azioni.
Il mio papà ha i denti storti e il sorriso più vero che io conosca.
L'ho già scritto, lo so, ma questa frase vale tutto il pezzo, forse tutto il blog... :)

venerdì 16 marzo 2012

Oggi è morto il cane bello (appunti di ieri)


Oggi è morto il cane bello! Entra fin troppo turbata una donna bionda con la ricrescita dimenticata. Gli occhi spalancati, chiede del prete, il proprietario. Il prete siede nella sala fumatori, con la moglie, una donnona bionda e attaccata al denaro. Appena vede la turbata viene nella nostra sala, guarda il barista con cui sto parlando e dice: fai un drink a Magda, hanno chiuso il bel cane. La bionda s'avvicina a dove siedo e prende anch'essa uno sgabello, puzza di alcol, il trucco è sbavato, la pelle segnata dal tempo, il rossetto è troppo rosa e la giacca è di un troppo bianco già grigio. Mi guarda, Oggi è morto il bel cane. Mi dispiace dico imbarazzata, quasi pronta a chiederle come si chiamasse, se fosse ammalato. Il barista posa whisky cola sul banco, e torna a parlarmi. La donna c'interrompe e biascica di stelle e chiede alcune canzoni specifiche, Piotr paziente entra nella sala controllo, nonché cucina e magazzino, e mette nella playlist le canzoni che ha chiesto. La raggiunge un'amica, la abbraccia e le chiede cosa sia successo. La bionda ripete la frase di rito, l'altra prova a consolarla, poi ordina una birra e ci rinuncia: In questo stato non ti si può parlare. Piotr mi guarda, Andiamo a fumare? Piotr sa che non fumo, ma ai non fumatori non è vietato stare nelle stanze fumatori, tanto per chiacchierare. Andiamo a fumare. Siedo sullo sgabello, il posacenere su un ginocchio, si parla di Kantor, no, forse no, forse si parla del centro della Polonia, la Polonia ha un centro geometrico, e lì svetta un monumento. Una statua, forse fatta da sfere, giace sull'epicentro della Polonia. Poi di colpo mi dice: Stara cipa, (vale la pena non tradurlo, ndt) un'ubriacona che dice di essere la star del Bel cane, il locale nella Slawkowska, e ne fa una scena del genere. Il dito indice si tocca la tempia. Arriccio le spalle, Ognuno ha il suo sentimento. Ma con al testa son già lontana. Perché una vita fa ci sono stata, al Bel cane, era un giorno di festa, non ricordo se san Valentino o la festa della donna, una ricorrenza comunque, e a lungo aspettai nel locale quello che poi sarebbe stato un mio compagno, e lui si presentò con dei fiori, vestito tutto elegante, e io pensai, Dio no - e i fiori e una camicia!. 
Ma la testa va ancora più lontana, perché essere la star di un bar è una sconfitta a priori, e io la immagino, con la scollatura generosa, i jeans stretti che finiscono a ridosso di zeppe rosate, e i capelli sempre un po' sporchi, che con la ricrescita sembrano sporchi anche quando son puliti, e che alle prime note delle solite canzoni si agita e ballicchia tra una birra e altre cento birre. Che ammicca coi giovani inglesi che han letto su qualche guida della vita notturna che è un posto figo. Che saluta come fratelli i pazienti bodyguard straziati da ciò che vedono ogni notte. Che si pulisce le unghie con lo stuzzicadenti che tratteneva la kanapka. 
Torniamo al banco, ognuno coi suoi pensieri, apriamo la grande finestra anche se fa freddo, è solo mezzogiorno. Un qualunque mezzogiorno a est.

giovedì 15 marzo 2012

La classe - appunti


oriente
la mano davanti alla bocca a ogni sorriso, la testa che da sotto guarda in su d'abitudine,
il nero dei capelli non è corvino, è castagno, è noce. E sotto la luce, sotto qualunque luce s'accende di chiaro.
Le matite sono a mina, gli astucci dei bottoncini, i corpi sono linee, fossette come gioielli sui tondi tondissimi del viso.

Ucraina
il seno è a punta, la voce affilata e auta, i glutei alti, i vestiti: da mercato, troppo stretti, improbabili, il naso trafigge, i capelli tirati nell'alta coda, l'essere donna: finalizzato alla stabilità domestica.

Amazzonia
la voce si espande forte, il sorriso è grande, il corpo ha un'energia pericolosa, gli occhi sono vispi. La forza è l'elemento chiave, tutto, un po' arrogante dice: qui non c'è nient che possa spaventarmi, non sai dove sono cresciuta.

Russia, la grande russia
1- capelli biondi media lunghezza, occhi vitrei, voce profonda e decisa, che comunica e non chiede. Gentilezza, franchezza, nessun fine secondo.
2 - Programma fitto il tempo è poco. Evidente superiorità nelle conoscenze, nella perspicacia. Viso dolce, tondeggiante, colori caldi, labbra lisce, una treccia raccoglie i capelli e fa il giro della testa.

Ungheria
come tutti i ragazzi ungheresi, bruttino, alto alto, capelli castani, pelle chiara, brufoli, gentile, una gobba sul naso.

Grecia
voce impercettibile, come la cantilena di una vecchia. Distacco potente, epidermico, reciproco. Lentezza.

Archivio blog

unknown ID