A volte ci penso, alla gioia estrema e ingiustificata.
l'ultima volta che l'ho vista non è stato dal vivo, è stato al cinema.
forse il momento più bello di un film che non mi ha detto né dato tanto quanto credevo.
si tratta dell'ultimo terrestre, e il momento delle gioia, quello che ancora mi smuove qualcosa nella pancia quando ci penso, è il momento in cui l'aliena, che frequenta il padre del protagonista, gioca col cane e col padrone del cane.
l'uomo tira un bastone, e lei e il cane lo rincorrono, e il cane lo prende e lei gira su se stessa, alza la testa e guarda il cielo ad occhi chiusi, alza le mani e sembra dalla gioia alzare tutto il corpo.
una gioia ingiustificata, una gioia animale polemizzerei se fossi in vena, ma non lo sono, mi piace pensarla come la gioia disumana, la stupidera extraterrestre.
spero di trovare presto un piccolo video, spero di aver presto sotto mano questo fregolio estraneo e sufficiente (e qui si capisce quanto basti poco) a ribaltar gli umori, almeno qualche volta.
Circondata dalle rappresentazioni, dalle narrazioni. Provo a interpretare, a leggere il mondo. Cerco brandelli di realtà, poi rinuncio, poi capisco; e senza pretese m'immergo nello scambio.
lunedì 26 marzo 2012
lunedì 19 marzo 2012
auguri papà!
Mai andato a udienze, mai forse nemmeno
assistito a una recita delle medie, o forse sì, non lo so perché
mai ho ritenuto una recita delle medie o le udienze una parte
basilare dell'essere papà, mio papà. Anzi mi è sempre sembrato un
assurdità che un papà fosse “bravo” se corregge i compiti e
assente se mettersi sui quaderni non gli piace.
Il mio papà non è uno da udienze, e
non è neanche uno da spettacolo il pomeriggio, perché il pomeriggio
lavora, da sempre (e con rammarico già temo per sempre, visto
l'andazzo sociale). Il mio papà non è uno da coccole o da ti voglio
bene, è uno da liti durante la cena, da riparare la macchina o la
caldaia o recuperarmi nel bel mezzo del niente o da occuparsi di
revisioni e assicurazioni e riparazioni e imbiancamento e
organizzazione del mondo secondo uno stile passato, codificato e che
sempre funziona. Il mio papà brontola sempre, dà pizzicotti e fa la
lotta per giocare, dice le preghiere e crede in Dio, e ci crede per
davvero. Il mio papà ha i denti storti e il sorriso più sincero che
io conosca. Ha gli occhi azzurri e i capelli scuri, ha nei deliziosi
sulle braccia abbronzate da guidatore e quasi niente peli su quelle
stesse braccia. Il mio papà dorme senza pigiama, soffre il freddo e
il mal di schiena, ama la liquirizia e il legno. Il mio papà, se lo
chiamo per dirgli che gli voglio bene, risponde spaventato convinto
che abbia fatto un incidente, perchè lo sa che gli voglio bene, e
non ha bisogno di sentirselo dire al telefono. Guida lento e preciso
ogni mezzo gli capiti tra le mani, è paziente e dimesso quasi
sempre, certi giorni di malumore è il più insopportabile del mondo,
ottuso stanco e chiuso. Il mio papà ha occhiali dalla montatura
gialla a volte rossa. A volte con la testa appoggiata sulla mano
sembra avere sulle spalle tutto il peso del mondo. Il mio papà certi
giorni ha la stupidera, la domenica guarda mela verde, colleziona
radio d'epoca e vecchie cartoline, va a dormire presto, è metodico,
ha paura dei pericoli, vede il pericolo negli oggetti, nelle cose,
nelle azioni.
Il mio papà ha i denti storti e il
sorriso più vero che io conosca.
L'ho già scritto, lo so, ma questa frase vale tutto il pezzo,
forse tutto il blog... :)
venerdì 16 marzo 2012
Oggi è morto il cane bello (appunti di ieri)
Oggi è morto il cane bello! Entra fin
troppo turbata una donna bionda con la ricrescita dimenticata. Gli
occhi spalancati, chiede del prete, il proprietario. Il prete siede
nella sala fumatori, con la moglie, una donnona bionda e attaccata al
denaro. Appena vede la turbata viene nella nostra sala, guarda il
barista con cui sto parlando e dice: fai un drink a Magda, hanno
chiuso il bel cane. La bionda s'avvicina a dove siedo e prende
anch'essa uno sgabello, puzza di alcol, il trucco è sbavato, la
pelle segnata dal tempo, il rossetto è troppo rosa e la giacca è di
un troppo bianco già grigio. Mi guarda, Oggi è morto il bel cane.
Mi dispiace dico imbarazzata, quasi pronta a chiederle come si
chiamasse, se fosse ammalato. Il barista posa whisky cola sul banco,
e torna a parlarmi. La donna c'interrompe e biascica di stelle e
chiede alcune canzoni specifiche, Piotr paziente entra nella sala
controllo, nonché cucina e magazzino, e mette nella playlist le
canzoni che ha chiesto. La raggiunge un'amica, la abbraccia e le
chiede cosa sia successo. La bionda ripete la frase di rito, l'altra
prova a consolarla, poi ordina una birra e ci rinuncia: In questo
stato non ti si può parlare. Piotr mi guarda, Andiamo a fumare?
Piotr sa che non fumo, ma ai non fumatori non è vietato stare nelle
stanze fumatori, tanto per chiacchierare. Andiamo a fumare. Siedo
sullo sgabello, il posacenere su un ginocchio, si parla di Kantor,
no, forse no, forse si parla del centro della Polonia, la Polonia ha
un centro geometrico, e lì svetta un monumento. Una statua, forse
fatta da sfere, giace sull'epicentro della Polonia. Poi di colpo mi
dice: Stara cipa, (vale la pena non tradurlo, ndt) un'ubriacona che dice di essere la
star del Bel cane, il locale nella Slawkowska, e ne fa una scena del
genere. Il dito indice si tocca la tempia. Arriccio le spalle, Ognuno
ha il suo sentimento. Ma con al testa son già lontana. Perché una
vita fa ci sono stata, al Bel cane, era un giorno di festa, non
ricordo se san Valentino o la festa della donna, una ricorrenza
comunque, e a lungo aspettai nel locale quello che poi sarebbe stato
un mio compagno, e lui si presentò con dei fiori, vestito tutto
elegante, e io pensai, Dio no - e i fiori e una camicia!.
Ma la testa va
ancora più lontana, perché essere la star di un bar è una
sconfitta a priori, e io la immagino, con la scollatura generosa, i
jeans stretti che finiscono a ridosso di zeppe rosate, e i capelli
sempre un po' sporchi, che con la ricrescita sembrano sporchi anche
quando son puliti, e che alle prime note delle solite canzoni si
agita e ballicchia tra una birra e altre cento birre. Che ammicca coi giovani inglesi che han letto su qualche guida della vita notturna che è un posto figo. Che saluta come fratelli i pazienti bodyguard straziati da ciò che vedono ogni notte. Che si pulisce le unghie con lo stuzzicadenti che tratteneva la kanapka.
Torniamo al
banco, ognuno coi suoi pensieri, apriamo la grande finestra anche se
fa freddo, è solo mezzogiorno. Un qualunque mezzogiorno a est.
giovedì 15 marzo 2012
La classe - appunti
oriente
la mano davanti alla bocca a ogni
sorriso, la testa che da sotto guarda in su d'abitudine,
il nero dei capelli non è corvino, è
castagno, è noce. E sotto la luce, sotto qualunque luce s'accende di
chiaro.
Le matite sono a mina, gli astucci dei
bottoncini, i corpi sono linee, fossette come gioielli sui tondi
tondissimi del viso.
Ucraina
il seno è a punta, la voce affilata e
auta, i glutei alti, i vestiti: da mercato, troppo stretti,
improbabili, il naso trafigge, i capelli tirati nell'alta coda,
l'essere donna: finalizzato alla stabilità domestica.
Amazzonia
la voce si espande forte, il sorriso è
grande, il corpo ha un'energia pericolosa, gli occhi sono vispi. La
forza è l'elemento chiave, tutto, un po' arrogante dice: qui non c'è
nient che possa spaventarmi, non sai dove sono cresciuta.
Russia, la grande russia
1- capelli biondi media lunghezza,
occhi vitrei, voce profonda e decisa, che comunica e non chiede.
Gentilezza, franchezza, nessun fine secondo.
2 - Programma fitto il tempo è poco.
Evidente superiorità nelle conoscenze, nella perspicacia. Viso
dolce, tondeggiante, colori caldi, labbra lisce, una treccia
raccoglie i capelli e fa il giro della testa.
Ungheria
come tutti i ragazzi ungheresi,
bruttino, alto alto, capelli castani, pelle chiara, brufoli, gentile,
una gobba sul naso.
Grecia
voce impercettibile, come la cantilena
di una vecchia. Distacco potente, epidermico, reciproco. Lentezza.
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