immagine tratta e modificata da In una lontana città
Ho sognato che sfrecciavamo tra i laghi
poi ho capito che ero sveglia
come un'ape non regina indirizzavo le curve, immaginando spavalda di grattar la terra col ginocchio!
Circondata dalle rappresentazioni, dalle narrazioni. Provo a interpretare, a leggere il mondo. Cerco brandelli di realtà, poi rinuncio, poi capisco; e senza pretese m'immergo nello scambio.
martedì 19 luglio 2011
mercoledì 13 luglio 2011
pensieri nel mezzo
oggi che le parole sono chiuse col lucchetto nella testa, di nascosto persino dal pensiero, e si uccidono senza badare alle conseguenze.
In questo giorno di lutto del razionale. Sono nelle gallerie del vento, in silenzio.
Qui dove la natura vince. Dove irrompe.
Cammino sperando di non incontrare la fine.
Sento il peso dello smalto sulle unghie.
Il lago si fa di liquido metallo, le nuvole, le montagne, tutto è sui toni del piombo, per un attimo ancora un po' di sfondo bianco, lontano, un po' di verde ai bordi, per ricordare che il mondo è a colori.
Poi puf, inizia la tempesta.
così ho camminato
così ho sentito il peso dei vestiti aumentare passo dopo passo
così ho smesso lenta di sentire il freddo
e gli occhiali scivolavano dal naso gocciolanti
e i capelli erano spugna
e l'acqua colava tra le gambe sulle braccia tra i seni
e l'abito militare era d'un verde sempre più scuro
e le scarpe ad ogni passo si inzuppavano
e il quaderno, alla fine, aveva tutte le pagine incollate.
In questo giorno di lutto del razionale. Sono nelle gallerie del vento, in silenzio.
Qui dove la natura vince. Dove irrompe.
Cammino sperando di non incontrare la fine.
Sento il peso dello smalto sulle unghie.
Il lago si fa di liquido metallo, le nuvole, le montagne, tutto è sui toni del piombo, per un attimo ancora un po' di sfondo bianco, lontano, un po' di verde ai bordi, per ricordare che il mondo è a colori.
Poi puf, inizia la tempesta.
così ho camminato
così ho sentito il peso dei vestiti aumentare passo dopo passo
così ho smesso lenta di sentire il freddo
e gli occhiali scivolavano dal naso gocciolanti
e i capelli erano spugna
e l'acqua colava tra le gambe sulle braccia tra i seni
e l'abito militare era d'un verde sempre più scuro
e le scarpe ad ogni passo si inzuppavano
e il quaderno, alla fine, aveva tutte le pagine incollate.
Il silenzio ha di nuovo i denti
Casa vuota, e grande. Apro le finestre, le porte. Vorrei sentire
il vento, vorrei pioggia fitta a bestemmiare nel cielo. Invece tutto rimane
sospeso nell’aria.
Il caldo, il caldissimo, la lucidità, i ricordi.
La conversazione del pomeriggio, le ombre dei giorni scorsi, l'amore della notte passata.
Tutto fluttua
confuso. Smetto di vedere bene. Mi addormento.
Mi sveglio di colpo, proprio quando nel fumetto la zia stava
facendo una fotografia importante. Che fotografia? Sono confusa, mi fa male il
collo per la posizione sbagliata del sonno nel pomeriggio.
È ancora tutto sospeso, la testa a rilento schiaccia le
tempie, nemmeno le macchine in lontananza fanno compagnia. Il mio letto sembra ora un campo da calcio abbandonato.
Casa vuota, il
silenzio ha di nuovo i denti, il silenzio mi mangia le cosce.
lunedì 11 luglio 2011
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