venerdì 7 maggio 2010

Kein Flug

seine Augen überall haben
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Sono ovunque, sono quello che (soprav)vive di tutto quello che sogniamo. Sguardi.
Occhi interrogativi,che cercano, chiedono, guardano, esplorano, spogliano, indagano.
Occhi sottili, che accarezzano, sorridono, invitano, giocano, dicono, che appena s’appoggiano.
Occhi impertinenti, che schiaffeggiano, insultano, penetrano, colpiscono, fulminano, vogliono.
Si scambiano sguardi, continuamente, frecce variopinte e triangoli ormai esagoni-cerchi-sfere-?.
Ci sono sguardi irripetibili nelle metropoli, il senso di un qualcosa di cui godere all’istante, perché poi svolta l’angolo. Ci sono sguardi che si permettono tutto perché mai più toccheranno lì.
Tutti gli occhi cercano un contatto di un secondo in più, l’arricciarsi del baffo sinistro, quasi a sorridere.
- occhi negli occhi – occhi sugli occhi – occhi contro occhi – occhi verso occhi – occhi da occhi –
A volte un sopraciglio impigliato, un pezzo di cappuccio sceso troppo in basso, un po’ di barba dimenticata, un neo birichino, un brufolo sulla fronte, una montatura sottile.

martedì 4 maggio 2010

Kein Flug

Le emozioni in corpo
3.
Ammalata. E quando sono ammalata piango. Forse è una difesa, un’involontaria richiesta d’aiuto al resto del mondo. Ma non è di questo che voglio parlare. Desidero suggerire una riflessione sull’interazione corpo-mente. Anzi no, desidero salvare una conversazione di oggi, soprattutto in inglese, qualche parola in italiano, qualcuna in tedesco. Proverò ad essere fedele, proverò a togliere il vento freddo che l’ha forse suggerita, e proverò a togliere la meraviglia che tingeva gli occhi d’un azzurro mai avuto, con il cielo immenso a stagliarsi dietro cattedrali-sinagoghe-ambasciate-musei.
-(sguardo di richiesta d’aiuto involontaria) mi vien da piangere, scusami, sarò ammalata. Non è colpa tua, giuro, è che è così… a volte basta guardare il tg, o leggere un giornale, o un libro… e si piange. Ogni piccola cosa sembra diventare grande, importante, impertinente.
-(sguardo di comprensione e di apprensione) credo di capire, forse. Un giorno il mio occhio versava dell’acqua, così, non piangevo, semplicemente l’occhio lacrimava. E ho capito che sarebbe risultato facile piangere, che forse ne avevo voglia, o bisogno, come se il corpo fosse pronto a ricevere quell’emozione.

lunedì 3 maggio 2010

Kein Flug

Andando a scuola
2.
Oggi un uomo guardava dalla finestra di un palazzone rosso, sotto di lui una signora con un bambino in mano entrava nel panificio, nell’autobus sentivo parlare di tasse sulla casa da una coppia di giovani sposi, e al mio fianco, la signoruzza che mi ospita scivolava tra le mie braccia all’ennesima brusca frenata, proprio mentre quel disattento d’un giovane ritardatario attraversava la grande strada maestra nonostante il rosso pedonale ben in vista.

domenica 2 maggio 2010

Kein Flug


Nessun annullamento della distanza spaziale, stavolta. Dodici ore in treno.
1
In treno, la giornata scorre dal finestrino, nel suo grigio, nel suo verde, nella sua pioggia a starnuto_.
Finestrini grandi, non come quella volta che. Montagne alte, verdi e azzurre, non come_.
Scorre lieve, e le strade affiancano i binari, e le vigne abbracciano ogni cosa e l’Adige scorre suo corso, come ognuno di noi, in fondo.
È domenica ma sembra un non giorno. È sabato. È lunedì. È il giorno della partenza, il giono della vite, un maggio che oggi nasce ottobre nel segno della pioggia-un settembre che muore nell’amplesso con aprile.
Inizia un viaggio senza tempo – micro e macro si fondono nelle consapevolezze nuove che proverò a raggiungere – giusto e sbagliato dormono in letargo aspettando il ritorno.
Ecco! Le montagne allontanandosi si sono fatte azzurre, la strada che affiancava si è interrotta, le viti si sono trasformate in grappoli di case, di cose.
Scorre il treno e anch’io scorro, e anch’io.

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